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      La credulità senza esame è abitudine d'idioti.
     
      DICHIARAZIONE
     
      Quando, consumato l'atto antinazionale, che ha nome di Pace di Villafranca, il Popolo d'Italia sottentrò - colle manifestazioni, colle assemblee, coi plebisciti - iniziatore della Rivoluzione Nazionale, e diede opera a fondare la Patria, sentimmo, noi repubblicani, l'obbligo assoluto di contribuirvi con tutte le forze dell'animo e dell'azione. E poi che la maggioranza del Popolo d'Italia, obbedendo alle circostanze e al bisogno che tutti gli elementi si unissero al grande intento, dichiarò che la via più facile a raggiungerlo era l'unificazione monarchica, noi piegammo, dubbiosi dell'esito ma riverenti, la testa alla volontà del Paese, e dicemmo: tenteremo lealmente per la seconda volta l'esperimento. Colla mano sul core noi possiamo affermare che attenemmo la nostra promessa.
      L'attenemmo, fra le amarezze d'una guerra continua di diffidenze, di sospetti sleali, di basse e ingrate calunnie, respinti da ogni consiglio, posposti agli uomini di parte retrograda, condannati come nemici, all'isolamento nello Stato; guardati come strumenti da utilizzarsi per vincere, da rompersi poi. L'attenemmo di fronte a gravi colpe; di fronte a una politica pertinacemente servile allo straniero, di fronte al turpe mercato della Savoja e di Nizza. L'attenemmo, spronando al voto unificatore le popolazioni del Centro, preparando e rendendo necessaria l'emancipazione delle Provincie romane, iniziando l'insurrezione della Sicilia, sommovendo le terre meridionali, e ajutando efficacemente il trionfo del plebiscito, che aggiunse dieci milioni d'uomini alla monarchia.


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Scritti
Politica ed Economia
di Giuseppe Mazzini
Editore Sonzogno Milano
pagine 1484

   





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