Pagina (95/1548)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Che ve ne possiate vergognare! Se fosse il tempo de' capocerri (sia detto in fondo di mare), ah! ma io so che state più forte del cantiniere de' zoccolanti. Considerate se rosico catenacci... A proposito de' catenacci, il padre Timoteo Sabbatini, che è qui con suo fratello vescovo d'Apollonia ed inviato del Serenissimo di Modena, mi ha commesso cento volte di salutar voi e tutti di casa vostra a suo nome; ma siccome il nostro carteggio patisce di accidenti epilettici, non mi è riuscito di farlo. Questa volta mi è pur sovvenuto. Aspettate, ché credo di aver trovata la ragione per cui non mi scrivete. Fosse mai un puntiglio di segreterìa per non avervi io una volta risposto ad una lettera di buone feste? Eh, che dite? Per certo che ci ho colto. Oh poveretto me! Adesso mi succede come a' pifferi di Lucca, che andarono per sonare e furon sonati. Avete ragione. Me ne pento: carità, compassione. Sono uno smemorato, un trascurato, merito peggio. Non lo farò mai, mai più. Orsù, facciamo una cosa che ci possa stare il povero il ricco e quel che siegue. Patti e pagati, né se ne parli più; e torniamo da capo.
      Ma che buona Tartara eh? Non è un incanto? Quelle son opere! altro che le mie, che mi fanno sudare l'animella razionale e vegetativa, e poi non me ne vedo un bene. Almeno la Tartara si sbriga presto; è roba tenera, e va giù che uno non se ne accorge; e se ne possono far cento in un giorno. Ma un'opera? Madre di Dio! Che seccatura di polmoni! Lo dica il signor Pulvini Falliconti, ch'è stato sempre l'ortolano di Parnaso.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Lettere
Parte prima
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1548

   





Timoteo Sabbatini Apollonia Serenissimo Modena Lucca Tartara Tartara Dio Pulvini Falliconti Parnaso