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      Tutto ciò può aversi da Giuseppe Bettinelli libraio in Venezia, a riserva del Ciro, di cui non può darsene copia prima della rappresentazione. L'incomodo di far trascrivere quello che è già impresso sarebbe inutile e soverchio.
      Se avrà opportunità di far passare al degnissimo signor abate Gori le mie umilissime riverenze, mi obbligherà all'estremo facendolo. E sospirando ozio per eseguire i suoi riveriti consigli, col maggior ossequio mi dico.
     
     
     
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      A LEOPOLDO TRAPASSI - ROMA
     
      Vienna 29 Settembre 1736.
     
      Sono contentissimo che voi siate contento del mio Ciro, il quale mi costa tanto sudore, che sarei degno di compassione se non ritrovasse gli altri più indulgenti di me. Io comincio a rendermi così incontentabile, che giungo ormai all'estremo. Il mio natural vizio è la dubbiezza; questa cresce con l'età: il lungo uso mi fa essere incallito a quelle bellezze poetiche che altre volte mi mettevano in moto, e mi rallegravano ritrovate; onde scrivo credendo di scriver sempre cose meno che mediocri, e se la necessità non mi costringesse a pubblicarle, o niuna cosa terminerei, o tutte rimarrebbero sepolte. Vedete che miserabile condizione è la mia, e quanto sudo a rendermi infelice, spacciando massime di prudenza in tutto quello che scrivo. Oh Dio buono! quanto può la macchina su lo spirito! Questo maledetto Temistocle, che ho terminato, è stato il mio flagello per le cagioni medesime. L'impegno è grande per la semplicità del viluppo, e per la necessità di cavar tutto dal solo carattere dell'eroe.


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Lettere
Parte prima
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1548

   





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