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      Non potei allora, con sommo mio rincrescimento, per l'angustia del tempo né pure accennarvi d'averle ricevute; ma oggi che ho tutto l'agio di farlo m'avveggo ch'io sono in molto peggior condizione, mancandomi ora quell'onesto pretesto del silenzio. Questa nuova esatta ed autorevole testimonianza delle clementissime grazie delle quali ricolmano e me e gli scritti miei cotesti reali principi, ha messo l'animo mio in un tumulto che non cape in tutta la mia facoltà di descrivere. No, io non mi sento atto ad esprimere l'ammirabile mistura di vanagloria, di confusione, di gratitudine, di riverenza e di tanti altri affetti de' quali ho provata in questa occasione l'efficacia, ignorandone il nome. Or chi troverà più difetti nel mio Regolo? Dopo le luminose qualità ch'egli avrà contratte e nella memoria e fra le labbra di così gran principe, chi potrà contrastargli la gloria d'esser egli stato una delle occasioni nelle quali vivamente risplende la sublime scambievolezza di generosità con la quale si pensa nelle reggie d'Austria e di Sassonia? Caro abate, queste sono tentazioni da scomporre la moderazione del tranquillissimo Liceo non che quella del ventoso Parnaso. Pensate voi all'onor della mia, rappresentandomi costì qual io dovrei essere, giacché non mi sarebbe punto vantaggioso che mi descriveste qual sono. Sappiate per altro che, in mezzo a tutto questo estro di contento, io conservo ancora perspicacia che basta per iscoprire nello stile medesimo del noto biglietto e la parte che il degnissimo scrittore ha avuta nel procurarmi le reali grazie, e quanto si è compiaciuto nel comunicarvelo.


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Lettere
Parte prima
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1548

   





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