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      Non vi parlo della perdita che abbiam fatta della vedova imperatrice Elisabetta, perché a quest'ora ne sarete purtroppo informato: e perché io procuro di non secondar la naturale propensione dell'animo mio alle idee malinconiche, trattenendole troppo sopra gli accidenti funesti.
      Alla Decima Musa ricordate il mio invariabile rispetto, ricevete invece i cordiali saluti della vostra degnissima contessa d'Althann, e credetemi con la solita riverente tenerezza.
     
     
     
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      A FRANCESCO D'ARGENVILLIÈRES - ROMA
     
      Vienna 4 Gennaio 1751.
     
      Le vostre offerte non sono gonfie di vento come le vesciche che l'Ariosto ha relegato là su i monti della luna, e che passano per moneta corrente fra i molti che abusano dell'usurpato nome d'amici. Gli effetti seguitano sollecitamente le vostre promesse, o le prevengono. Molto prima dell'aspettazione mi è pervenuta la copia dell'istromento di cambio da voi contratto a mio favore, e non solo lo approvo, ma confesso che mi ha fatto un sensibile piacere, non già per i vantaggi del mio erario, che mi solleticano meno di quello che dovrebbero nella mia scarsa fortuna, ma perché a queste prove non può rimanermi dubbio del sincero affetto d'un tale amico. Vi rendo quelle grazie che deggio, cioè a dire infinite, e sospiro facoltà per convincervi dell'amor mio e della mia gratitudine. Insieme col nominato stromento ricevo nella medesima lettera del 19 dello scorso decembre l'avviso del nuovo deposito di scudi 1737 e mezzo. Che mai potrò far io per voi? Non potendo far bene non facciamo almeno male seducendovi inutilmente dalle vostre occupazioni.


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Lettere
Parte prima
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1548

   





Elisabetta Decima Musa Althann Gennaio Ariosto