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      Obbligato ad adottare piani opposti alle concertate direzioni, a portar la guerra nella Lusazia, non avendo altra cucina che la Boemia, che conveniva tener sempre difesa dalla nemica Sassonia e Silesia, fra le quali è chiusa; secondar le impenetrabili irresolutezze de' nostri amici: tener coperta da ogni disastro l'armata dell'impero: accorrere al torrente nemico al quale apriva il passaggio l'innocenza o la malizia d'alcuni suoi inevitabili subalterni: dover interrompere or per l'una or per l'altra di queste cagioni i più belli e sicuri disegni, ed a dispetto di ostacoli così capitali non aver lasciato al nemico occasioni d'approfittarsene, e trovarsi tuttavia con un'armata più florida che sul bel principio della campagna, e sul punto di nettare affatto la Sassonia; son opere che abbisognano d'un grado di saviezza, di zelo e d'esperienza ch'io non veggo frequentemente concesso dal Cielo al comune degli uomini. Si grida particolarmente a perdere il fiato perché Daun dopo la battaglia del 10 d'agosto non ha oppresso il nemico battuto. Il distruggere il nemico vinto prima che possa respirare non è pensiero così pellegrino che si possa supporre troppo ingegnoso per la mente di Daun. Onde avendolo egli veduto e non eseguito, anche i suoi nemici debbono credere che vi siano stati ostacoli insuperabili che l'hanno impedito. Ma il raro dell'affare si è che ormai gli ostacoli, o in tutto o in parte pur troppo son noti, ma perciò la detrazione non cessa. Io spero ancora prima che finisca la campagna qualche fatto illustre che liberi le orecchie de' galantuomini dal continuo martirio di così ardita loquacità.


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Lettere
Parte prima
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1548

   





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