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      La vostra parzialità esige da me candore; onde, sicuro per esperienza della vostra esemplare docilità, vi dirò sinceramente che le particolari bellezze del vostro componimento non suppliscono alla mancanza di interesse del tutto insieme. Non si propone alcun fatto a rappresentare, alcuna questione a decidere; onde la Festa non ha corpo, non curiosità: tutto diventa ozioso, e può levarsene a caso quantunque e dovunque si voglia senza pregiudicare all'integrità dell'opera, la quale ben al contrario dovrebbe, per esser perfetta, rassomigliare ad una statua d'eccellente artefice, dalla quale non può togliersi una minima parte senza scemarla di qualche membro necessario. Questa integrità ed unità si desidera in qualunque componimento, non men di prosa che di verso; ma nelle cose drammatiche più che in ogni altra, perché queste, come il nome esprime, rappresentano azioni per loro natura.
      Vi ho incontrato oltre a ciò due o tre inavvertenze grammaticali ben facili a rimediare, e ch'io vi comunico per pruova della mia diligenza. Il vostro Giove dice e quivi ancora, parlando del luogo in cui egli si trova; la particella quivi significa sempre il luogo dove non è la persona che parla. La vostra Venere dice e a' Dei simile: non si trova in autori classici i Dei, de' Dei, a' Dei; ma sempre gli Dei, degli Dei, agli Dei: siccome né pure i sdegni, che usa il vostro Fato, in vece di gli sdegni. Le altre correzioni della composizione drammatica dell'anno scorso mi paiono savie ed utili; ma non ho potuto confrontarle col manoscritto, perché questo è fra le mani d'una damina dilettante di poesia che ancora non me ne ha fatta restituzione.


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Lettere
Parte seconda
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1264

   





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