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      Per resistere alle scosse di colpi sì funesti non bisogna minor virtù che la vostra. Io la conosco e mi fido a lei, ma desidero che non abbiate mai più a farne così difficile esperimento. Non solo la dilazione della vostra risposta in tali circostanze non ha bisogno di scusa, ma io vi sono all'opposto sensibilmente tenuto della sollecitudine con la quale in tanta oppressione siete pure ritornato a me col pensiero, trasmettendomi elegantemente trascritto il superbo componimento del nostro degnissimo signor auditor Bizzarini; io l'ho letto, e solo ed in compagnia del signor conte Piccolomini, con diletto e con ammirazione, esaltandone a gara la chiarezza e la nobiltà dello stile, la profonda dottrina, la forza dell'imaginazione, la connessa progressione delle idee e quella così magistralmente ornata e diversificata unità del tutto insieme, tanto difficile a rinvenirsi anche fra i più venerati poeti. Non mi sorprende l'eccellenza dell'opera perché io conosco le forze dell'Autore. Mi sorprende bene ch'egli abbia saputo custodire a dispetto degli anni quel fuoco e quel vigor giovanile che regna in tutto questo insigne poemetto. Ma sopra ogni altra cosa il grande oggetto dell'invidia mia è quella serena sua così ben conservata tranquillità d'animo, per la quale egli non si trova mai nel caso di perdere il suo filosofico equilibrio. O quanto mai manca a me per imitarlo come vorrei! Io mi sento purtroppo addosso alcune di quelle taccherelle del vecchio di Orazio, e sono di quando in quando difficilis querulus laudator temporis acti.


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Lettere
Parte seconda
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1264

   





Bizzarini Piccolomini Autore Orazio