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      La moltiplicità delle idee, tutte eterogenee fra loro, dalle quali mi son trovato circondato, ha infusa una specie di stupore al mio raziocinio, che l'ha reso per alcun tempo inabile alle sue consuete combinazioni. Ho ammirata (per cagion d'esempio) l'invidiabile felicità con la quale esprimete, quando a voi piace, i più difficili concetti, a dispetto delle angustie del verso: e nel tempo stesso mi son trovato intricato fra le tenebre delle vostre enigmatiche querele contro di me, per una non so qual signoria ch'io non mi sovvengo di aver mai inopportunamente impiegata, e che in qualunque caso non meriterebbe mai il calore e la vivacità del vostro risentimento. Mi son teneramente compiaciuto della affettuosa amicizia con la quale contraccambiate la mia; ma non so intendere come possiate compiacervi voi nelle funebri imaginazioni dell'ultima dissoluzione delle persone che amate. Insegna la natura a tutta l'umanità di scacciarle quanto è possibile, anche quando visibilmente sovrastano, e voi le chiamate con molto studio senza imminente occasione, vi dilettate nel colorirle, vi trattenete con piacere fra i tumuli, le ceneri, i cipressi e le nenie, e celebrate prolissamente in vita i vostri coi miei funerali. Or vedete che strano sintomo è questo d'amore. Mi ha sempre edificato e mi edifica e nelle passate e nella presente vostra lettera la solida religiosa pietà della quale vi veggo imbevuto; ed ora mi date occasione di credervi poco grato alla, verso di voi specialmente, benefica Providenza.


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Lettere
Parte seconda
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1264

   





Providenza