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      Oltre le imperiose ragioni che nel corso di ben mezzo secolo mi hanno costretto sempre a negarmi a somiglianti onorevoli commissioni, mi avverte la grave età mia che sarebbe ora oltraggio e non tributo l'offerire al venerato padre degl'italiani poeti gl'imperfetti ultimi frutti d'uno stanco ed affatto esausto terreno. Il mio caso abbisogna di compatimento, non di perdono. L'imploro, anzi me lo prometto dall'Eccellenza Vostra e dall'eminentissimo signor cardinale suo fratello. Ed inchinandomi col più grato e profondo rispetto così all'uno che all'altro, ossequiosamente mi dico.
     
     
     
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      A GIUSEPPE PEZZANA - PARIGI
     
      Vienna 11 Ottobre 1780.
     
      Giacché più vi sodisfa l'amorevolezza d'una ingenua e cordiale familiarità che l'esatto rigore degli usati uffici civili, eccomi, dilettissimo mio signor Pezzana, qual mi bramate: e se tale non mi avete avuto fin'ora, è avvenuto perché non mi era noto che voi non foste nel numero dei più, che sono sommamente gelosi esattori dell'osservanza del secondo: per altro tutto il contegno da me con esso voi praticato nel nostro commercio non avrebbe dovuto lasciarvi ignorare le disposizioni dell'animo mio a vostro riguardo, che sono e saran sempre candidamente l'istesse.
      Avrei desiderato che non foste stato obbligato alla dilazione della seconda distribuzione della nostra edizione: ma mi dispiacerebbe meno, se non temessi che l'inciampo medesimo sia facile ad incontrarsi più sovente di quello che il pubblico e noi vorremmo. Ma l'interesse è più vostro che mio, onde non posso dubitare che metterete in uso la possibile diligenza per evitarlo.


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Lettere
Parte seconda
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1264

   





Eccellenza Vostra Ottobre Pezzana