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      A dispetto di tutte le mie, pur troppo evangeliche asserzioni, veggo con molta mortificazione che ella vuol credermi giovane, vigoroso, robusto ed abile a qualunque critico e laborioso letterario lavoro. Ah, venerato monsignore, ella grandemente s'inganna e fa grandissimo torto alla mia ingenuità, alla quale non costa già poco la confessione de' miei difetti.
      È vero ch'io molti anni sono ho scritta in verso sciolto una versione della Lettera d'Orazio a' Pisoni, e guarnita di note che ho credute necessarie: è vero che era destinata a non veder la luce e che il signor abate Pezzana, editore della ristampa di tutti gli scritti miei in Parigi, mi ha sedotto con la promessa d'una magnifica edizione a comunicargliene l'originale; ma questo non poteva aver seguitato l'ordine che il signor avvocato Petrini ha dato al testo, perché la mia versione era più vecchia di molti anni, e non avea potuto tentarmi l'esempio. Ho fatto leggermi la versione di V. E. reverendissima (non potendo valermi senza grave incomodo degli occhi miei) e la trovo degna della sua felicità poetica, ed avendo io stesso usato il verso libero in cosa didascalica, non posso disapprovare che abbia fatto ancor ella lo stesso. Le sue lodevoli applicazioni mi edificano, ed il vigore del suo ingegno mi cagionerebbe invidia, s'io ne fossi capace.
      I nervi indocili dell'annosa mia testa vorrebbero ch'io finissi, ma la generosa cura di V. E. reverendissima di voler nuovamente provvedermi della bevanda americana mi obbliga a confessarle ch'io non sono in istato di approfittarmene: i miei vecchi e stomaco e palato, da che sono io in Vienna, cioè da ben cinquanta anni compiuti, sono assuefatti al cioccolatte che si fabbrica nella mia casa per il giornale uso mio e de' numerosi amici che hanno l'affettuosa attenzione di frequentarla.


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Lettere
Parte seconda
di Pietro Metastasio
Mondadori Editore Milano
1954 pagine 1264

   





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