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      Da quella, come portò l'effigie, particolarmente degl'occhi e della faccia, che la rassomigliava a maraviglia, cosí parve avere i principii d'una singolare pietà e religione.
      Morí il padre, lasciando la vedova con Pietro e una figlia in età puerile, la quale per carità e onestà fu tolta in casa da un suo fratello, primo prete titolato della collegiata di Sant'Ermagora. Con quella occasione la madre cominciò avere come perpetua conversazione con le murate eremite di Sant'Ermagora, ove nella vita e pietà fece gran progressi.
      Era prete Ambrosio Morelli, uomo d'antica severità di costumi, molto erudito nelle lettere d'umanità, delle quali ancora teneva scola particolarmente, addottrinando nella grammatica e retorica molti fanciulli della nobiltà. Dalla madre e dal zio venivano fomentati in Pietro quei semi di vera pietà, che poi col divino aiuto crebbero in progresso dell'età, come il grano della senape, a cui il Salvatore fece simile il regno de' cieli, ch'è la stessa pietà verso Dio. Ma dal zio ebbe i primi rudimenti, insieme con molti nobili, de' quali alcuni sono riusciti eccellenti in erudizione e senatori amplissimi, come il signor Andrea Moresini, scrittore dell'istoria veneta, degno d'eterna memoria. Alcuni sono ancora vivi e testimonii della felicità dell'ingegno del padre di cui trattiamo; che con la diligenza del maestro, quale si può stimare d'un zio, in breve fece quel progresso che era bastevole per passar anco all'arti piú sode et alle scienze maggiori, logica e filosofia.


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Vita del padre Paolo
di Fulgenzio Micanzio
pagine 190

   





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