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      Le turbulenze domestiche durarono molti anni, con un ardore implacabile d'ambe le parti, et ebbe occasione il padre di far vedere la sua moderazione in raffrenare gl'impeti de' suoi aderenti; la sua mansuetudine in non offendere alcuno mai, benché offeso; l'ugualità e serenità della sua anima in non si perder mai per incontri cattivi, che furono molti, né prender gonfiezza o troppo confidenza per prosperi successi che accadessero, come di necessità avviene in tutte le longhe contenzioni, benché non siano che di negozii o fazzioni; la sua singolar prudenza in raddrizzare tutto quello che poteva all'accommodamento; ma sopra tutto una dolcezza d'animo incomparabile, che mai fosse veduto adirarsi, mai si rissentisse pur in parole. E con tutto ciò fu assai sventurata la sua virtú, perché non sodisfece allora, né agl'aderenti suoi, né al generale, con cui era unito, né al cardinale protettore. Gl'aderenti, che nella fazzione portavano piú affetto che prudenza, l'accusavano di fredezza, e che portasse i negozii come se non gli premessero punto sul vivo, quasi che la loro leggierezza dovesse turbare la quiete d'animo tanto composto e tanto superiore. Il generale, ardente per natura, e che come gli veniva promossa qualche nuova difficoltà e controversia, ne faceva festa e soleva dire: "Mi chiamano al mio giuoco", avrebbe voluto che 'l padre non stasse su la sola diffesa, osservando il benefizio del tempo, e sempre spargendo semi alla pacificazione et al sedare i moti, ma avesse dato ne' rotti, e portasse egli ancora alla causa affetto veemente et effetti rissentiti.


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Vita del padre Paolo
di Fulgenzio Micanzio
pagine 190