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      E replicandogli il padre maestro Fulgenzio che guardasse bene, perché potrebbe ingannarsi, perché Santorio diceva che saria indubitatamente morto di quel male, che si vedeva non rimetter mai e che si vedeva mancare il vigore, com'alla pianta che si secca, e che sapeva il giudizio di Santorio quanto saldo fosse; replicò che si credesse a lui, e si gettò in riso con una facezia ad altro proposito detta da Speron Speroni, ch'aveva familiare di dire: "Che ne sai oggi?" E venuto poi alla sua visita Santorio, cominciò a burlarsi, né si volse lasciar toccar il polso, dicendogli che l'aveva cosí perentoriamente sentenziato a morte, et ora lo voleva accarezzare. E proponendogli contra l'aridezza il latte d'asina, si sbrigò facetamente rispondendo: "Che bel consiglio d'un amico di volerlo imparentar con gl'asini adesso ch'era piú che sessagenario"; e ridendosi soggiunse: "E che? Non vi pare una sorte di relazione l'esser collattaneo con quel asinino, a cui volete ch'usurpi parte del suo latte?"
      Et era suo costume, come non mutava nelle infermità il suo tenor di vita, né le solite azzioni, cosí né anco i piacevoli et arguti ragionamenti ch'in un turbato corpo argomentavano una piena sicurezza et intiera serenità di mente. Egli, che cosí bene aveva studiato in medicina, ne parlò sempre come di professione, in quale per necessità si va molto tentone; ma negl'ultimi tempi di sua vita n'era entrato in tanta diffidenza, che pareva che piú non credesse potersi sapere ciò che giovasse o nocesse.


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Vita del padre Paolo
di Fulgenzio Micanzio
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