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      Tutte le altre dignità, tutti gli altri vantaggi sociali sono aperte al sesso maschile tutto intero; parecchi non possono, è vero, essere conseguiti che colle ricchezze, ma tutti hanno diritto di conquistare la ricchezza; e molti arrivati dalle più umili classi la conseguono. La pluralità incontra, è vero delle difficoltà che non possono superarsi che coll'aiuto di propizi accidenti, ma nessun individuo maschio è colpito da legale interdizione; niuna legge, nessuna opinione aggiunge agli ostacoli naturali, un ostacolo artificiale. La sovranità è, come dissi, la sola eccezione, ma ognuno vede che questa eccezione è la sola anomalia del mondo moderno, ch'essa è opposta ai suoi costumi ed ai suoi principi, e non si giustifica che con motivi di straordinaria utilità, che esistono realmente, benchè non tutte le nazioni, nè tutti gl'individui convengano nell'apprezzarli. Se in questa unica eccezione vediamo una suprema funzione sociale sottratta alla competenza e riserbata alla nascita per ragioni maggiori, tutte le nazioni non lasciano però di aderire in fondo al principio ch'esse infrangono nominalmente. Infatti esse circondano questa alta funzione di condizioni evidentemente calcolate per impedire, al soggetto che ostensibilmente la compie, di esercitarla realmente; mentre la persona che l'esercita realmente, il ministro responsabile, non l'acquista che per una competenza dalla quale nessun cittadino, giunto all'età matura, è escluso dall'aspirare. In conseguenza le incapacità, che colpiscono le donne pel solo fatto della loro nascita, sono l'unico esempio d'esclusione che s'incontra nella legislazione.


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La servitù delle donne
di John Stuart Mill
Carabba Editore Lanciano
1932 pagine 161