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      È l'ironia della vita, che i più energici sentimenti di riconoscenza e di devozione, di cui la natura umana sia suscettibile, si sviluppino in noi verso quelli che, potendo annichilare la nostra terrena esistenza, se ne astengono. Sarebbe crudeltà l'indagare qual posto occupa spesso questo sentimento nella stessa devozione religiosa. Abbiamo sovente opportunità di osservare che ciò che sviluppa maggiormente la riconoscenza degli uomini verso Dio è la vista di quei loro simili, per i quali Egli non si è mostrato benigno quanto a loro stessi.
      Qualunque sia l'istituzione dispotica che si vuol difendere, la schiavitù, l'assolutismo politico, o l'assolutismo domestico, si pretende costantemente che sia giudicato sugli esempi più favorevoli. Ci si spiegano dinnanzi quadri edificanti nei quali, la tenerezza della sommissione risponde alla sollecitudine dell'autorità, nei quali un savio padrone dispone tutto per il bene e per il meglio dei subordinati, e vive circondato di benedizioni. Tutto questo sarebbe a proposito, se noi pretendessimo sostenere che non vi siano uomini onesti. Chi mai pone in dubbio che il governo assoluto di un uomo virtuoso non possa produrre una somma di felicità pei governati, e trovare in questi una immensa gratitudine? Ma le leggi sono fatte, e debbono farsi, in vista degli uomini cattivi. Il matrimonio non è una istituzione fatta per un piccol numero di eletti. Non si domanda all'uomo, prima del matrimonio, se si possa guarentirsi ch'egli eserciterà nei debiti onesti modi, il potere assoluto.


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La servitù delle donne
di John Stuart Mill
Carabba Editore Lanciano
1932 pagine 161

   





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