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      I vincoli d'affetto e di dovere che uniscono il marito alla moglie ed ai figli sono fortissimi, per coloro che sentono fortemente la responsabilità, ed anche per un gran numero di quelli che non sono guari sensibili agli altri doveri sociali. Ma vi sono tutte le gradazioni di misura nel sentimento di questi doveri, come si trovano tutti i gradi di bontà e di scelleraggine, discendendo fino agli individui che nulla rispettano e sui quali la società non ha che l'ultima ratio, le penalità decretate dalla legge. In tutti i gradi di questa scala discendente vi sono uomini investiti dei poteri assoluti e legali del marito. Il più vile malfattore ha una donna infelice, sulla quale può commettere tutte le atrocità, salvo l'assassinio, e s'egli è destro, può anche farla perire senza incorrere castigo legale. Quante migliaia d'individui vi sono nelle basse classi d'ogni paese, che senza essere malfattori al punto di vista della legge, perchè le loro prepotenze incontrano dappertutto degli ostacoli, si abbandonano a tutti gli eccessi della violenza sulla misera donna, che sola, coi suoi figli, non può nè respingere la loro brutalità, nè sottrarvisi! L'eccesso della dipendenza in cui la donna è ridotta, ispira a queste nature ignobili e selvagge, non già generosità e sentimento d'onore di ben trattare colei la cui sorte è tutta affidata alla loro benevolenza, ma al contrario ispira loro l'idea che la legge l'ha data in loro balia, come una cosa, per usarne a discrezione, e li ha dispensati verso di lei dai riguardi che debbono alle altre persone.


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La servitù delle donne
di John Stuart Mill
Carabba Editore Lanciano
1932 pagine 161