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      Folgorò d’improviso e ’l sol men chiaroParve dinanzi a sì lucent’aurora.
      Al suo vago apparir, quando uscì fuora,
      S’allegrò il mondo e del miracol raro,
      Leggiadro sposo e di lei degno a paroAmante e possessor divenne allora.
      A tal atto del mar le rive e l’ondeS’empier di gioia e ’l grido alto e sonoro
      Mosse Adria e i dolci cigni al canto arguto.
      Proteo ogni ben promise e dalle spondeE da gli antri di gemme e conche d’oro,
      Eco PISANA rimbombò, e SANUTO.
     
      Con molta lor satisfazione ascoltarono le donne il recitato sonetto e lo comendorono assai e Corinna seguì:
      «Ma che debbo dir poi della gentilissima signora Isabetta loro terza sorella e consorte del clarissimo signor Daniele Dolfino, dignissimo e felicissimo possessor d’una tanta gloria? Qual lode, qual pregio, qual nuovo onore di maravigliosa bellezza e di ogni altra rara dote può attribuirsi a così eccellente creatura, che non sia indegna dei suoi alti e nobilissimi meriti? Certo lingua umana e pensier mortale non potrebbe esprimere, né imaginarsi la millesima parte delle celesti qualità di questa eccellentissima signora. Io per me le sono così affezionata ed inamorata, che mai mi trovo sazia di servirla e vorrei aver mille lingue per poter esaltar i suoi leggiadri sembianti ed amorosi costumi». La Regina e tutte l’altre, che ben conoscevano questa gentil donna, approvarono il detto di Corinna ed aggiunsero molte altre parole in lode di essa. Corinna allora spiegò loro un altro sonetto, qual fu composto nelle nozze di lei, che diceva così:


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Il merito delle donne
di Moderata Fonte
pagine 220

   





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