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      Anche gli iddii dei navigatori, Castore e Polydeukes, in romano Pollux (Polluce) e il dio della medicina, Asklapios o Eusculapio, non tardarono ad essere conosciuti dai Romani, sebbene il culto pubblico di questi non incominciasse che più tardi. Si può egualmente ritenere che la festa della «buona dea» (bona Dea) damium, corrispondente al greco ??????, ??????, appartenesse a quell'epoca.
      Certo si deve attribuire ad un antico scambio, piuttosto che ad un'originaria comunanza delle rappresentazioni religiose, e se presso i Romani, come presso i Greci, il dio del vino si chiamasse liberatore (Lyaelos, liber pater), se il dio romano dell'inferno si chiamasse il «dispensatore delle ricchezze» (PlutonDis Pater), se sua moglie Persefone per assonanza e analogia di idee si trasformasse nella romana Proserpina, cioè la germogliatrice. Persino la dea della lega romano-latina, la Diana aventina, pare copiata dalla dea della lega degli Jonii dell'Asia minore, dall'Artemisia d'Efeso; almeno la statua intagliata del tempio romano era imitata dal tipo efesiaco. Soltanto su questa via, col mezzo dei miti apollinei, dionisiaci, plutonici, d'Eraclea e d'Artemisia, che penetrarono presto colle idee orientali, la religione aramea ha esercitato una lontana e mediata influenza sull'Italia. Si riconosce da ciò chiaramente come la penetrazione della religione greca era anzitutto determinata dalle relazioni mercantili, e come i mercanti e i navigatori furono quelli che introdussero gli dei greci in Italia.


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Storia di Roma
1. Dalla preistoria alla cacciata dei re da Roma
di Theodor Mommsen
Stampa Aequa Roma
1938 pagine 327

   





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