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      I decemviri dell'anno 303 = 451 portarono il codice che avevano compilato, innanzi al popolo che lo accettò; onde il codice fu inciso sopra dieci tavole di rame ed affisso nel foro sulla tribuna dinanzi alla curia. Sembrando poi essere necessario un supplemento, si nominarono per l'anno 304 = 450 nuovi decemviri, i quali aggiunsero altre due tavole. Così nacque il primo ed unico codice romano: la legge delle dodici tavole. Nacque da un compromesso delle parti contendenti, ed appunto per ciò non può aver contenuto alcuna importante modificazione all'esistente diritto che uscisse dalla sfera delle misure di convenienza e di poliza. Persino negli affari di credito non fu introdotta altra modificazione se non quella che fissava il massimo degli interessi al 10%, e per cui gli usurai furono minacciati di dura pena: pena, giova notare, molto più aspra per l'usura che non per il furto. Il processo per debiti rimase, almeno nei suoi tratti caratteristici, rigido e crudele come era prima. E ancor meno s'introdussero cambiamenti nelle relazioni e nei diritti politici; la differenza tra i cittadini che pagavano le tasse e i nullatenenti, l'invalidità del matrimonio tra nobili e plebei furono riconfermate nel nuovo codice urbano, e allo scopo di stabilire un limite negli arbitrii dei magistrati e una tutela per i cittadini, fu prescritto espressamente che la legge più recente dovesse sempre prevalere sulla più antica, e che nessun plebiscito potesse promuoversi contro un singolo cittadino.


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Storia di Roma
2. Dall'abolizione dei re di Roma sino all'unione dell'Italia
di Theodor Mommsen
Stampa Aequa Roma
1938 pagine 376