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      Già gli elementi della discordia si affacciavano, ma gli avversari non si lasciavano ancora trascinare dalle passioni di cui già provavano il morso.
      Abbiamo già narrato la fine delle contese tra i cittadini originari e gli avventizi, i molteplici tentativi, coronati da felici successi, per rafforzare il ceto medio, i primi indizi della formazione d'un nuovo partito aristocratico e di un nuovo partito democratico che si venivano formando in grembo all'eguaglianza politica delle classi. Rimane ancora da esporre come in mezzo a questi cambiamenti si sostituisse il nuovo regime, e la posizione che dopo l'abolizione del patriziato politico presero l'uno di fronte all'altro i tre elementi del comune repubblicano, la cittadinanza, la magistratura e il senato.
      La cittadinanza, nelle ordinarie sue assemblee, si mantenne, dopo la riforma, come già era prima, la suprema autorità nella repubblica ed il legittimo sovrano; solo fu stabilito per legge, che, meno le decisioni demandate una volta per sempre alle centurie, in ispecial modo per le elezioni dei consoli e dei censori, la votazione per tribù dovesse esser valida come quella per centurie.
      Questa provvidenza, a quanto pare, era già stabilita nella legge valeria del 305 = 449, estesa poi dalla publilia del 415 = 339 e che l'ortensia del 467 = 287 stabilì per l'assemblea speciale.
      Essa, a dir vero, non consacrava un cambiamento radicale, poichè gli stessi individui erano chiamati a votare in ambedue le assemblee; ma non si può passare sotto silenzio che, nei comizi tributi, i votanti erano affatto eguali tra loro, nei comizi centuriati invece l'efficacia del diritto di votare si graduava secondo il censo del votante; quindi sotto tale rispetto questo era un primo passo democratico verso il livellamento delle classi.


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Storia di Roma
2. Dall'abolizione dei re di Roma sino all'unione dell'Italia
di Theodor Mommsen
Stampa Aequa Roma
1938 pagine 376