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      Da simile ordinamento derivò, all'incirca nel medesimo tempo, in Macedonia la falange dei sarissofori ed in Italia la legione dei manipoli; quella col rendere più serrate e più numerose le file, questa col farle più snodate e moltiplicabili, mediante la divisione dell'antica legione di 8400 uomini in due legioni uguali di 4200 uomini ciascuna.
      L'antica falange dorica aveva posto lo studio principale nel combattere a corpo a corpo col brando e principalmente coll'asta, e nella battaglia considerava le armi da getto come secondarie. Nella legione a manipoli, la lancia ferma in pugno, fu riservata per la terza linea e alle prime due linee invece fu data un'arma da gettare, nuova e propria degli Italici, il pilo, ch'era un'asta di legno, quadrangolare o cilindrica, lunga quattro braccia e mezzo, munita di una punta di ferro triangolare o quadrangolare. Questo pilo, originariamente, deve essere stato impiegato a difesa delle trincee che cingevano il campo; ma non tardò a passare dall'ultima linea alle due prime, dalle quali veniva, quando esse correvano al cozzo, lanciato contro le file nemiche alla distanza da dieci a venti passi.
      Il brando acquistò nel tempo stesso un'importanza di gran lunga maggiore di quella che potesse avere la corta daga dei falangisti, in quanto la gettata dei pili era diretta solo a schiudere la via all'attacco che si faceva col brando in pugno.
      Dove poi la falange si gettava tutta ad un tempo sul nemico e l'urtava come se fosse una sola gigantesca lancia, nella nuova legione italica, le più piccole unità, che si trovavano anche nel sistema della falange, ma indissolubilmente e strettamente congiunte nell'ordine di battaglia, si snodavano e si separavano le une dalle altre.


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Storia di Roma
2. Dall'abolizione dei re di Roma sino all'unione dell'Italia
di Theodor Mommsen
Stampa Aequa Roma
1938 pagine 376

   





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