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      Lo scopo era raggiunto. La Macedonia non fu sorda altre due volte alla voce di principi dell'antica dinastia prendendo le armi; ma ad ogni modo, d'allora in poi, essa non ebbe più storia.
      La stessa sorte toccò all'Illiria. Il regno di Genzio fu diviso in tre piccole repubbliche; e qui ancora i possidenti dovettero pagare la metà dell'imposta fondiaria ai loro nuovi padroni, ad eccezione delle città che avevano tenuto pei Romani e che perciò ne ottennero l'esenzione - eccezione alla quale la Macedonia non aveva alcun titolo per aspirare.
      Confiscata la flotta dei pirati illirici, le navi furono donate ai più ragguardevoli comuni greci situati su quella costa. E così fu messo fine, almeno per un lungo tempo, alle continue vessazioni che gli Illirici avevano recato ai loro vicini, particolarmente con la pirateria.
      Coti, nella Tracia, difficile a catturarsi, e perciò utile strumento contro Eumene, ottenne perdono e gli fu persino rimandato il figlio, che era stato fatto prigioniero.
      Così furono ordinati gli affari nel settentrione: fu finalmente liberata anche la Macedonia dal giogo della monarchia, e la Grecia fu di fatto libera più che non lo fosse stata mai: non vi esisteva più alcun re.
      Ma i Romani non s'accontentarono d'aver tolto ogni forza alla Macedonia. Il senato decise di rendere una volta per sempre innocui tutti gli stati ellenici, fossero essi amici o nemici, riducendoli alla stessa umiliante dipendenza.
      Una simile decisione potrà essere giustificabile, ma il modo col quale fu effettuata, particolarmente coi più potenti stati greci, è indegno di una grande potenza, e prova che l'epoca dei Fabi e degli Scipioni era passata.


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Storia di Roma
4. Dalla sottomissione di Cartagine a quella della Grecia
di Theodor Mommsen
Stampa Aequa Roma
1938 pagine 343

   





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