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      Ora l'accentramento nel comune fu abbandonato, mentre in parte i comuni semi-cittadini ottennero il pieno diritto di cittadinanza, e molte lontane colonie cittadine fecero accesso al comune; ma il vecchio sistema d'incorporazione rimase decisamente abbandonato.
      Non consta che, dopo la compiuta sottomissione dell'Italia, un solo comune italico abbia ottenuto il diritto di cittadinanza romana invece del diritto federale; ed è probabile che realmente, d'allora in poi, nessuno l'abbia ottenuto.
      Ma anche l'ammissione di singoli individui italici al diritto di cittadinanza divenne allora enormemente difficile, specialmente per la restrizione del diritto di emigrazione legalmente connesso colla cittadinanza passiva; se ne faceva un'eccezione quasi per i soli magistrati dei comuni latini e per quei non-cittadini che, per favore particolare, erano ammessi a far parte delle colonie cittadine di nuova fondazione(25).
      Non si può negare a queste metamorfosi di fatto e di diritto nelle condizioni dei sudditi italici, per lo meno una certa intima coerenza e conseguenza.
      La condizione delle classi dei sudditi in generale peggiorò in proporzione della graduazione, in cui si erano trovati sino allora, e, mentre il governo si era prima mostrato sollecito a temperare le distinzioni e a ordinare i mezzi di transizione, ora ogni riguardo fu bandito e rotto ogni anello di congiunzione.
      Nel modo che nella cittadinanza romana la classe dei signori si scostava dal popolo, si sottraeva generalmente al pagamento delle pubbliche gravezze e si appropriava gli onori ed i vantaggi, così la cittadinanza, a sua volta, affrontava la federazione italica e sempre più l'escludeva dal fruire dei vantaggi della signoria, imponendole una doppia e triplice porzione delle pubbliche gravezze.


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Storia di Roma
4. Dalla sottomissione di Cartagine a quella della Grecia
di Theodor Mommsen
Stampa Aequa Roma
1938 pagine 343

   





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