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      Soltanto il chimerico misticismo, sul quale si appoggiavano tanto le attrattive quanto le debolezze di quest'uomo singolare, potè far sì ch'egli non abbandonasse interamente la credenza di non essere, e di non voler mai essere altro, che il primo cittadino di Roma.
      Tanto sostenere la possibilità di una riforma, quanto negarla sarebbe opera ardita; non v'è dubbio che vi fosse urgente necessità di una riforma radicale nel capo e nelle membra, e che da nessuna parte s'era fatto un serio tentativo per ottenerla. Non si può però negare che qualche cosa si sia fatta, individualmente, dal senato e dall'opposizione cittadina.
      Tanto in quello come in questa, le maggioranze avevano ancora dei buoni sentimenti, e spesso si tendevano le mani attraverso l'abisso che teneva divisi i due partiti, per allontanare di comune accordo i mali peggiori.
      Siccome però non se ne arginavano le sorgenti, riusciva di ben poco giovamento che i buoni spiassero con sollecitudine il rauco muggito della gonfia marea e si studiassero di opporvi argini e dighe, mentre anch'essi s'accontentavano di mezzi palliativi e non impiegavano in tempo utile e nella debita misura nemmeno questi fra i quali, i più importanti, erano il miglioramento della giustizia e la ripartizione dei beni pubblici, contribuendo così a preparare un cattivo avvenire ai loro successori.
      Avendo trascurato di dissodare il campo a tempo debito, vi seminarono il loglio anche coloro che non lo volevano seminare.
      Alle generazioni che sopravvissero alle procelle della rivoluzione, il tempo che seguì la guerra annibalica parve l'età dell'oro di Roma, e Catone il modello dell'uomo di stato dei Romani.


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Storia di Roma
4. Dalla sottomissione di Cartagine a quella della Grecia
di Theodor Mommsen
Stampa Aequa Roma
1938 pagine 343

   





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