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      Il fatto che i trimetri giambici, predominanti negli originali, e che soli erano adatti al moderato loro tono di conversare, furono spesso rimpiazzati, nella traduzione latina, da tetrametri giambici o trocaici, non si deve attribuire tanto a mancanza di abilità nei traduttori, che sapevano benissimo trattare il trimetro, quanto al poco buon gusto del pubblico romano, al quale piaceva la sonora magnificenza del verso lungo anche dove non era necessario.
      11. Messa in scena. La messa in scena delle commedie portava la stessa impronta dell'indifferenza del regista e del pubblico rispetto alle esigenze estetiche.
      La scena dei greci, che già per la vastità del teatro e per la circostanza che le rappresentazioni avvenivano in pieno giorno, era costretta a rinunziare a un vero spettacolo pantomimico, e a fare recitare dagli uomini le parti da donna, e a cui era indispensabile un artificiale rinforzo della voce dell'artista, non poteva riuscire, tanto sotto i rapporti visuali quanto sotto gli acustici, se non con l'uso delle maschere onomatopeiche.
      Queste erano note anche a Roma: nelle rappresentazioni di dilettanti gli attori comparivano tutti mascherati. Ma agli attori che dovevano rappresentare commedie greche non si concedevano le necessarie maschere, che erano senza dubbio molto più artificiose, e ciò aggiunto all'imperfezione della scena che mancava di congegni acustici(69) per non parlare di altri difetti, non solo obbligava l'attore a sforzare la voce, ma induceva Livio a ricorrere persino all'espediente, in sommo grado antiartistico, di far eseguire i pezzi di canto da un cantore dietro la scena, limitandosi l'attore, al quale incombeva l'esecuzione, ad una semplice azione muta.


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Storia di Roma
4. Dalla sottomissione di Cartagine a quella della Grecia
di Theodor Mommsen
Stampa Aequa Roma
1938 pagine 343

   





Roma Livio