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      Coll'erezione del primo orologio solare nel foro romano nell'anno 491=263 venne in uso anche presso i Romani l'ora greca (ora=hora); accadde però che, essendo stato costruito questo orologio per Catania, situata quattro gradi più a mezzogiorno di Roma, i Romani, per un secolo, regolassero su di esso il loro tempo.
      Verso la fine di quest'epoca apparvero alcuni uomini ragguardevoli che presero a cuore lo studio delle matematiche. Manio Acilio Glabrio (console 563=191) fece un tentativo di togliere, mediante una legge, la confusione del calendario concedendo al collegio dei pontefici la facoltà d'introdurvi a suo giudizio dei mesi intercalari o di ometterli; se questa misura non raggiunse lo scopo a cui mirava ed inasprì anzi il male, si deve attribuirne la causa non tanto alla mancanza d'intelligenza quanto alla mancanza di coscienza dei teologi romani.
      Anche Marco Fulvio Nobiliore (console 565=189) uomo di coltura greca, tentò di diffondere il calendario romano. Gaio Sulpicio Gallo (console 588=166) il quale non solo predisse l'eclissi lunare del 586=168, ma anche aveva calcolato la distanza che passa tra la terra e la luna, e pare si sia distinto pure come scrittore astronomico, fu perciò dai suoi contemporanei ammirato come prodigio di diligenza e di perspicacia.
      33. Agricoltura e giurisprudenza. Per l'economia rurale e per l'arte della guerra serviva di guida, innanzi tutto, l'esperienza ereditaria e la propria, come ne abbiamo la prova anche da uno dei due trattati sull'economia agraria di Catone che sono pervenuti sino a noi.


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Storia di Roma
4. Dalla sottomissione di Cartagine a quella della Grecia
di Theodor Mommsen
Stampa Aequa Roma
1938 pagine 343

   





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