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      Fu il primo combattimento fra piemontesi e austriaci, e perchè mise in mostra la superiorità dell'artiglieria nostra su quella nemica e l'intrepidezza dei soldati, specialmente dei bersaglieri, concorse a mantenere alta la fiducia nel successo di tutta la campagna.
      La bella vittoria fu però strombazzata, costume del tempo, come grande battaglia, mentre dalla parte austriaca, secondo il generale Bava, non presero parte più di mille e duecento fanti e sessanta cavalieri, laddove il Veterano austriaco, gen. Schönhals, afferma che in Goito «una compagnia di cacciatori sostenne una viva pugna per quattro ore contro cinque mila uomini almeno».
      Schönhals chiama questo un «combattimento d'avamposti» e dice che rimasero morti, oltre un capitano, due nipoti di Andrea Höfer. «Il Tirolo (son parole di Schönhals) faceva più tardi dissotterrare e trasportare le spoglie dei due Höfer, che riposano ora ai piedi del loro valoroso antenato».
      Dalla parte nostra rimasero morti il capitano Galli della Mantica e un tenente dei bersaglieri; fra i feriti gravemente ci fu il colonnello Alessandro Lamarmora; dei gregari fra morti e feriti un centinaio.
      Il 10 aprile l'esercito piemontese trovavasi padrone delle due sponde del Mincio, e la vittoria di Goito ne aveva rialzato immensamente il morale.
      Una tale situazione, in una campagna cominciata, esempio unico nella storia, contro un nemico in ritirata «aumentava (come scrisse Pisacane) del quadruplo le forze del re».
      Era dunque venuto nuovamente il momento di fissar bene il piano da seguire.


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Le guerre le insurrezioni e la pace nel secolo decimo nono
Volume primo
di Ernesto Teodoro Moneta
Tipografia Popolare Milano
1903 pagine 338

   





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