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      Anche questo discorso, di cui era pur facile comprendere il vero significato, in Francia fu variamente interpretato, specialmente per opera della stampa ufficiosa, la quale, interprete del pensiero dei ministri più che di quello dell'imperatore, non fece risaltare del messaggio imperiale che la parte in cui predominava la nota pacifica, continuando a mostrarsi contraria ad ogni radicale mutamento in Italia.
      Invece tutto l'appoggio ad una politica di efficace aiuto alla causa italiana venne dalla stampa radicale, la quale, benchè limitata a pochi giornali, il Siècle e la Presse in testa, aveva però una diffusione maggiore di tutti i giornali conservatori, ed era la più genuina espressione del sentimento della popolazione parigina, che, per attestare la sua viva simpatia all'Italia, aveva poco prima eletto deputato Giulio Favre, divenuto popolarissimo dopo la coraggiosa parte che aveva avuto, nel processo di Orsini, in difesa, più che dell'imputato, della causa italiana.
      Adolfo Gueroult, repubblicano anch'egli, come Favre, e amico costante d'Italia, commentando nella Presse dell'8 febbraio il messaggio di Napoleone III, scriveva:
      Che cosa abbiamo noi da guadagnare alla liberazione d'Italia? sentiamo dire ogni giorno. C'è forse da guadagnare a gettarsi nell'acqua per salvare un uomo che sta per annegare? Niente altro che la soddisfazione della propria coscienza e il sentimento di un dovere compiuto. E tuttavia sventura, cento volte sventura alle nazioni, come agli individui che sarebbero insensibili a simili soddisfazioni!


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Le guerre le insurrezioni e la pace nel secolo decimo nono
Volume secondo
di Ernesto Teodoro Moneta
Tipografia Popolare Milano
1904 pagine 328

   





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