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      I naturalisti conoscevano l'esistenza di piante, le cui foglie a contatto di qualche corpo straniero, per esempio d'un insetto, si contraevano e lo imprigionavano fra i loro peli per qualche tempo, finché fosse avvenuta la sua morte: tali alcune specie di Droseracee, come la Dionea, la Sarracenia, la Darlingtonia, i Nepenthes, e non poche specie d'Utricularie. È notevole come Erasmo Darwin nel 1761 si contentasse di supporre che la Dionea si circondava di tali tranelli per difendersi dagli insetti depredatori, ma Carlo Darwin, centoquattordici anni dopo il suo celebre avolo, forniva ben altra e più esatta spiegazione del fenomeno. Egli, dopo lunghe esperienze continuate per molti anni, provava come mettendo delle sostanze albuminoidi sulle foglie e negli utricoli di queste curiose piante, ne avvenisse una vera digestione ed assimilazione per opera dei succhi segregati dalla superficie interna degli organi di ricatto e di presa, come la sensibilità della Drosera non fosse svegliata invece da corpi inorganici, e come questa funzione digestiva fosse utile alla intera pianta: in altre parole, ogni vegetale insettivoro o carnivoro discioglie e digerisce le sostanze proteiche allo stesso modo con cui lo stomaco degli animali dissolve e chimifica gli alimenti. Però occorre notare che i processi di nutrizione delle piante sono in generale assai differenti da quelli degli animali ed hanno luogo soltanto per combinazioni chimiche molto semplici: nullameno può il protoplasma degli animali, di guisa che le piante carnivore, con tanto acume e novità di indagini illustrate dal Darwin, costituiscono un nuovo anello nella catena continua degli esseri viventi.


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Carlo Darwin
di Enrico Morselli
pagine 83

   





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