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      Sarà vero che gli animali non hanno la preoccupazione della morte lontana, cioè mancano della "idea" astratta della morte: tutti quelli superiori, i Mammiferi e gli Uccelli, manifestano però del terrore quando si veggono in imminente pericolo di perdere la vita. E apparirà strano che un naturalista del valore del Wallace, per sostenere che la darwiniana struggle for life o lotta per l’esistenza non è immorale, abbia scritto che "quando un animale è afferrato da un carnivoro è subito [?] divorato; cosicchè il primo shock si trova seguìto da una morte quasi senza sofferenza Gli animali che muoiono di freddo o di fame, non soffrono: il freddo tende a produrre sonno, indi un annientamento scevro di dolore; la fame a sua volta si dimentica [?] durante l’eccitazione causata dalla ricerca del nutrimento... Ad ogni modo, gli animali [invecchiando] muoiono per esaurimento graduale, privo di sofferenze" (Op. cit. in fine, pag. 50 e seg.).
      Facile è il rilievo che tutto questo ottimismo è spostato. L’essere divorati non è mai così subitaneo; ci si convince della cosa guardando in un serraglio il modo con cui i denti del leone o dell’orso bianco strappano i brani di carne che vengono loro gettati, e la lentezza feroce della loro masticazione; e poi, chi non ha veduto le torture spaventose del povero topo afferrato dal gatto, il quale vi si trastulla con crudeltà raffinata? D’altronde, la tesi del dolore umano nella morte non è risolta dalle osservazioni sulla fine degli animali. A prescindere dall’istinto di conservazione che rende paurosi e tremanti tutti i viventi davanti al pericolo di dover rinunziare alla vita, c’è in più nell’Uomo un enorme cumulo di impressioni, di idee, di ricordi, di emozioni che il fatto "morte" ha immesso nella sua coscienza.


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L'uccisione pietosa (L'eutanasia)
In rapporto alla Medicina alla Morale ed all'eugenica
di Enrico Morselli
Editore Bocca Torino
1928 pagine 230

   





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