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      Ma in guerra i Romani facevano pochi prigionieri (o schiavi).
      Parrebbe che un certo elementare sentimento di pietà dei vincitori o dei combattenti in genere verso i caduti non ancora spirati, siasi propagato nel Medio-Evo, non tanto per il Cristianesimo, quanto per i principî di generosità di cui faceva pompa la cavalleria feudale; almeno io non ho trovato notizia di uccisioni liberatrici prima dei tempi medievali, ed anche allora ben raramente, lasciando nascere il dubbio che l’affrettare la fine dei vinti, mezzo dissanguati e gementi sul terreno della lotta, sia stato dettato il più delle volte dalla cupidigia del bottino sulla loro persona resa così incapace di qualsiasi resistenza.
      Nel Medio-Evo si chiamavano "misericordie" certi pugnali a lama corta ed in forma di foglia di lauro, oppure sottili ed affilatissimi, coi quali nei combattimenti collettivi o nei duelli dei "giudizii di Dio" si minacciava l’avversario abbattuto affinchè si arrendesse o chiedesse "mercè"; ma il più spesso li si usava per finirlo, introducendoli per gli interstizi dell’armatura, sotto la gorgiera, quando il vinto era mortalmente ferito e la morte tardava a liberarlo dai suoi patimenti. In fondo, dato l’esito allora quasi sicuramente letale di ferite sia pur non gravi, a motivo delle facili infezioni e delle emorragie, perchè sui campi di battaglia o negli agoni non esisteva alcun servizio medico valevole a strappare i soccombenti al loro destino, il nome di quelle armi di uso estremo era ben trovato.


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L'uccisione pietosa (L'eutanasia)
In rapporto alla Medicina alla Morale ed all'eugenica
di Enrico Morselli
Editore Bocca Torino
1928 pagine 230

   





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