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      L’ecatombe prospettata da Richet, e in cui si vede ingigantita la misura spartana che concerneva i soli neo-nati e infanti mostruosi, mette in un solo gruppo dei soggetti di carattere diversissimo sotto l’aspetto clinico, nè tutti meritevoli di quella terribile condanna a morte.
      I paraplegici e gli storpî son ben di rado tali dalla nascita per un processo morboso che li abbia colpiti entro l’utero materno, o per un parto distocico che abbia rovinato il delicato corpo del feto costretto tra le branche del forcipe o malmenato da cattive manovre dell’ostetrico o della levatrice; la grandissima maggioranza di quegli sventurati è affetta da paralisi spinali infantili, che provengono da un processo infezioso di poliomielite avveratosi parecchio tempo dopo la nascita, a mesi e ad anni inoltrati dell’infanzia, e che spesso colpisce bambini bellissimi di corpo, bene sviluppati in tutto il resto, e anche per lo più intelligenti. Giorgio Byron era uno di questi: e per quanto sua madre lo odiasse appunto perchè deforme e forse sembrasse disposta a sopprimerlo, niuno negherà che sarebbe stata una perdita grave per l’Umanità quella che avesse di buon’ora condannato alla tesi assoluta eugenistica quello storpio che poi divenne uno dei maggiori poeti del suo tempo. E tralascio di accennare al legame affettivo che già lega il fanciullo non ancora paraplegico, nè storpio ai suoi parenti: come rompere questo legame famigliare?
      Lo stesso ritardo per riconoscere e diagnosticare a tempo il rachitismo e il sordomutismo, perfino il cretinismo (almeno sporadico, oppure nelle sue gradazioni attenuate), impedisce di applicare ai soggetti che ne saranno o se ne riveleranno poi affetti, il provvedimento eliminatorio.


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L'uccisione pietosa (L'eutanasia)
In rapporto alla Medicina alla Morale ed all'eugenica
di Enrico Morselli
Editore Bocca Torino
1928 pagine 230

   





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