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      L’elenco dei mezzi ordinariamente usati dai suicidi, che cercano, come io dimostrai nel mio libro Il Suicidio, per lo più di morire nel tempo più breve e col minor dolore che sia possibile (salvo in certi stati evidenti di perturbazione mentale), non ci serve affatto. Questi mezzi, in Italia, ad esempio, erano anni fa in ordine di frequenza: l’annegamento, le ferite d’arma da fuoco, l’appiccamento, la precipitazione dall’alto, le ferite d’arma pungente o tagliente, l’avvelenamento, l’asfissia, lo schiacciamento sotto veicoli (ferrovie)... Ma da allora ad oggi, prescindendo dalle divergenze di sesso, età, condizione sociale, professione, oltrechè di luogo, regione di campagna o di città, l’ordine proporzionale s’è alquanto mutato: son calati gli appiccamenti, le precipitazioni e anche le asfissie, è cresciuto (massime dopo la guerra) l’uso delle armi da fuoco, e per la grande facilità di procurarselo si predilige sempre più (massime fra le donne) il veleno. Senza voler discutere lungamente su questo lato del problema, è chiaro che alcuni di questi mezzi si escludono da sè: nessuno può pensare senza orrore a far precipitare dall’alto, ad annegare, a sgozzare, ad accoltellare, a porre sotto un treno o un automobile, neanco a rivoltellare, sebbene nei casi di uccisioni perpetrate a scopo misericordioso su infermi, questo ultimo sia stato in genere il mezzo preferito, come lo è dalle coppie suicide.
      A giudicarne da una sua frase incidentale, parrebbe che, secondo Richet, il mezzo preferibile di selezione artificiale sugli individui malformati e malvenuti, dovrebbe essere l’annegamento subito dopo la nascita; il suo è anzi un direttissimo appello al ritorno del costume di Sparta: "Tutti i fiumi delle nostre maggiori città dovrebbero ricevere lo stesso tributo dell’Eurota" (p. 166). Ma è dubbio se la morte per asfissia acutissima nell’acqua sia indolora, come altrove ho accennato, anche per le creature appena nate e vitali.


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L'uccisione pietosa (L'eutanasia)
In rapporto alla Medicina alla Morale ed all'eugenica
di Enrico Morselli
Editore Bocca Torino
1928 pagine 230

   





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