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      Quanto ai caratteri particolari, chi degli evoluzionisti della mia generazione non rammenta le dispute che si agitarono per anni fra i maggiori scienziati, fra Darwin, Broca, Romanes, Kerner, Semper, Wallace, Mivart, Delpino, Haeckel, Cope, ecc., intorno alla esistenza di pretesi "non adattamenti", dei quali poi si è dovuto riconoscere la origine utilitaria in determinate e prima ignorate condizioni di vita, specialmente per i rapporti di interdipendenza fra le specie o per azioni poco evidenti di ordine mesologico? E chi fra i fisiologi, antropologi e medici non conosce la storia di alcuni fra gli "organi rudimentali" considerati quali superflui o dannosi residui atavici in via di scomparsa evolutiva, e poi dimostratisi invece, come la tiroide, la pituitaria, forse la stessa appendice cecale, destinati a funzioni importantissime nell’economia dell’organismo, massime per le interdipendenze umorali?
      Questo sia detto dal punto di vista della Filosofia positiva biologica; come avere ora il coraggio di negare anche alla più sfortunata, incapace ed inconsapevole creatura umana, il suo posto al sole? Non fosse che quale ricettacolo di Energia, quale trasformatore delle forze fisico-chimiche, ognuno di noi è naturalmente necessario per quel tanto che la potenzialità dinamica e la persistenza vitale del suo organismo lo permettono. E poi ciascuno di noi è persino utile dopo la morte, giacchè cogli elementi di che siam fatti, partecipiamo al circolo perenne della Materia e della Forza, della Vita e dello Spirito.


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L'uccisione pietosa (L'eutanasia)
In rapporto alla Medicina alla Morale ed all'eugenica
di Enrico Morselli
Editore Bocca Torino
1928 pagine 230

   





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