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      Questo solo già basterebbe quale loro titolo al rispetto e quindi alla conservazione: si ha l’obbligo di assisterli e di venerarli. Tutti quei vecchi, resi impotenti dall’età, ebbero il loro periodo di produttività: furono utili cioè in varia misura, a seconda delle loro attitudini naturali e della loro condizione sociale, alla famiglia, ai figli, alla collettività; tutti contribuirono, anche se situati, nelle più modeste condizioni, all’organamento, al benessere ed all’avanzamento dell’aggregato. Pertanto, se si facesse il conto del loro dare ed avere, forse si troverebbe che il periodo veramente improduttivo, cui per forza sono arrivati, rimane di gran lunga inferiore, nella valutazione del medio costo di vita, a quello in cui invece erano operosi e redditizii. Ecco perchè si deve avere riconoscenza ai vecchi anche dal punto di vista della economia generale, dato che si voglia esaltarlo nella soluzione del problema, omettendone ogni lato sentimentale e morale. Fra i primitivi le nuove generazioni ben poche volte pagavano alle antecedenti il tributo doveroso della gratitudine, della reverenza, della assistenza; all’opposto nella Umanità progredita si è fatto sempre più strada il concetto che ai lavoratori si debba assicurare una vecchiaia, se non agiata, almeno sufficientemente fornita di mezzi di esistenza; e tutti i membri della collettività si prestano, o sponte o spinte, a questo scopo nobilissimo.
      Ma poi: a qual punto cronologico della discendente parabola umana cesserà il diritto di vivere? quale sarà il criterio dell’"onere" in riguardo a certe forme di decorosa vecchiaia?


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L'uccisione pietosa (L'eutanasia)
In rapporto alla Medicina alla Morale ed all'eugenica
di Enrico Morselli
Editore Bocca Torino
1928 pagine 230

   





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