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      Ci si è chiesto se sia lecito davanti alla morale in genere, alla religione e perciò alla deontologia medica, insensibilizzare i malati, assopendo in essi, assieme col dolore, anche le facoltà superiori dello spirito, la coscienza e la libertà del volere. Il tema è venuto più volte in discussione negli ambienti religiosi; e teologi insigni, e medici credenti, ma dotti, come Giorgio Surbled, lo hanno risolto in senso negativo. Ad esempio, dei vescovi cattolici Canadesi radunati anni fa in Concilio a Quebec, considerando che "la sorte dell’anima per l’Eternità dipende dall’ultimo tempo della vita" (?!), ritennero che "i medici debbano intieramente astenersi dal somministrare rimedi che siano di natura tale da rendere insensibili gli infermi; giacchè tolgono a questi la facoltà di compiere atti di pietà, li privano degli ultimi meriti che potrebbero ancora acquistare [per guadagnarsi il Paradiso?], e li espongono forse al pericolo della perdita eterna"!! Guidati da questi sentimenti, quei reverendi Padri decisero nel loro XXI Decreto: "1° che sia permesso ai medici di addormentare una persona per mezzo di narcotici (morfina, cloroformio, ecc.) solo quando lo facciano per un tempo corto, e non vi sia pericolo di morte, e qualora esista una ragion sufficiente per farlo, ad es., per calmare dei vivi dolori, per eseguire una operazione chirurgica, ecc.; 2° che ciò sia anche permesso in un caso disperato, quando però vi sia qualche speranza di salvare la vita del paziente (curiosa contraddizione!


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L'uccisione pietosa (L'eutanasia)
In rapporto alla Medicina alla Morale ed all'eugenica
di Enrico Morselli
Editore Bocca Torino
1928 pagine 230

   





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