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      Durante le lunghe marcie, ogni peso, ogni imbarazzo le tocca di pien diritto. I Gallas lasciano le loro donne fendere penosamente la terra, lavorare, seminare, mietere, battere e raccogliere il grano.
      Lo stesso lavoro è rigorosamente imposto alla donna nel Congo, nella Guinea, nella Senegambia, nel Benin, nel Bournou, nel Mataman, nella Caffreria. Quel motto, Ce n'est rien - c'est une femme qui se noie, è praticato dagli indiani con una bonomia men fina, ma piú vera di quella di Giovanni Lafontaine. Nelle improvvise innondazioni del Nilo, essi si occupano dapprima dei loro armenti, poi dei bambini, quindi dei vecchi, e finalmente, e dopo tutto, si ricordano delle donne.
      Agli Stati Uniti, all'epoca in cui gli inviati dei popoli che comprano ogni anno coi presenti la lor libertà, fanno ritorno ai nomadi penati, una folla di piroscafi risalgono il fiume maestoso. Gli uomini fumano pacificamente nel fondo delli schifi la loro pipa, e le donne, oppresse dalla fatica, tirano le barche colle corde; e nelle ore di sosta, stendono le reti e gli altri utensili da pesca, tagliano legna, prendono cura dei bambini, e preparano il pranzo agli oziosi mariti e li servono in tutto.(4)
      Attraverso le vergini foreste gemono dolori secolari. I dolori della donna vi si moltiplicano piú che le sue gravidanze, piú che i peli delle sue palpebre sí sovente bagnati di lagrime. Presso i Mohawkse, e generalmente nelle tribú dei cacciatori, la donna deve cercare e portare come un cane la caccia fatta dal marito, che crederebbe offendere la sua dignità caricandola sulle proprie spalle.


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La liberazione della donna
di Anna Maria Mozzoni
pagine 272

   





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