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      ... Per la necessaria influenza, che la legislazione esercita sulla opinione, i costumi vi si uniformano e creano delle prevenzioni e dei pregiudizii, che durano imperterriti davanti alla guerra che loro combattono la ragione ed i fatti.
      Ora, avendo le leggi tutte, quali piú, quali meno, inferiorizzata la donna, questa disistima si estese eziandio alle sue produzioni, benché la ragione ed i fatti provino tutti i giorni, che il lavoro della donna è nobile, è necessario, è perfetto, quando anche non è identico a quello dell'uomo.
      Questa disistima della produzione femminile fa sí, che la donna debba starsene per una misera mercede da mane a sera inchiodata ad un lavoro penoso, non guadagnando talora pur tanto da levarsi la fame.
      E negli stabilimenti d'industria e di speculazione non è ella cosa convenuta, che la donna debba al par dell'uomo affaticare e produrre per una mercede assai più scarsa?
      Né si dica, che la donna ha meno bisogni. In regola generale il lavoro dev'essere retribuito in ragione del suo intrinseco valore, e non già in vista del maggior o minor bisogno dell'operaio. Che se amano carità e filantropia largheggiare nella mercede là dov'è urgente e grave il bisogno, vuole la piú elementare nozione di giustizia, che l'opera sia retribuita per non meno di quel che vale.
      D'altronde, che cosa significa questo che la donna ha meno bisogni?
      Quando si tratta di darle l'esercizio d'un diritto, allora diventa, la donna, la creatura dai mille bisogni e dalle molteplici esigenze.


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La liberazione della donna
di Anna Maria Mozzoni
pagine 272