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      Perciò fisicamente la memoria, o sia la ritentiva, ha la sua sede in essa fantasia. Contuttociò impropriamente noi siam soliti a dare il nome di memoria alla stessa fantasia. Perciocché propriamente l'azione del ricordarsi è della mente; il campo nondimeno, che serve a tale azione, consiste nella fantasia, la quale abbiamo appellata facoltà, ma facoltà passiva. L'anima è una sostanza, che non ha parti, come il corpo. Perciò si potrà, e si dovrà ben dire, che essa anima si ricorda, ed essere questo ricordarsi un'azione di essa anima; ma non perciò si avrà da prendere, che alla medesima si abbia da attribuire la memoria con esclusione della fantasia. Osservate, in che consista veramente il nostro ricordarsi. Altro esso non è, che un atto dell'anima, la quale cerca e truova nella fantasia le immagini altra volta da lei apprese, o formate, o scoperte, e quivi custodite. Se la fantasia non le ha mai ricevute, o se ne ha perduto le traccie, le specie, o le impressioni, l'anima non ha forza di ricordarsene. Per conseguente il ricordarsi può dirsi un pensiero, un guardo dell'anima, che scuopre nell'emporio della fantasia, o che si mette a cercare nel vasto libro di essa quelle idee, di cui ella ha bisogno, e che dianzi furono ivi impresse; ed infine si risolve in un pensare, ed in una azione della mente o sia dell'intelletto nostro, che torna ad apprendere e considerare oggetti non nuovi, perché altra volta da essa mente appresi e considerati. E così essendo, resta superfluo l'immaginar nell'anima una terza facoltà distinta dalla volontà e dall'intelletto nostro.


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Della forza della fantasia umana
di Ludovico Antonio Muratori
Editore Pasquali Venezia
1745 pagine 212