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      Quando il giovane la vedde, gli si accostò e la chiamò per nome, e poi gli disse che era vienuto per libberarla dalla morte e po' sposarla.
      A questi discorsi la [64] Principessa arrivolse gli occhi in verso del giovane, e tra' pianti arrispose:
      - Disgraziato! va' via; insennonò il Mago avrà oggi dua invece di me sola da divorare. 'Gli è un Mago tutto pieno d'incantesimi; come vo' tu fare a ammazzarlo?
      Il giovane, che nel guardare la Principessa se n'era subbito innamorato a bono, gli disse:
      - Tant'è, oramai vo' correre questo risico per amor vostro, e sarà poi quel che è destinato.
      Nun ci corse dimolto tempo da questi ragionari, che scoccò il tocco di mezzogiorno all'orologio del palazzo, e la terra principiò a strabalzare, e di repente e con gran fracascio si spalanca una buca e da quella tramezzo al foco e al fumo scaturisce fora il Mago dalle sette teste; e insenza pencolìo andiede infurito verso la Principessa con tutte le sette bocche aperte per azzannarla, e intanto fistiava dalla gioja, perchè aveva visto che in quel giorno c'eran du' corpi da farne pasto.
      Ma il giovane nun istiede a aspettare. Salta di balzo a cavallo, sprona contro il Mago, gli aizza il cane per imbrogliarlo e con una lanciata lo passa parte parte; e in quel mentre che il cane lo tratteneva co' denti, il giovane, sceso giù dalla sella, con la scimitarra mozzò in un attimo tutte e sette le teste di quel Mago infame, sicché l'ebbe morto, perché con quella furia di levargli le teste s'era rotto l'incantesimo; e accosì la Principessa scansò la su' fine e la città viense liberata da quel fragello.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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