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      In quel mentre a Corte la mensa era ammannita e dimolti gl'invitati; il ciabattino lo messano accento della Principessa, vestito alla ricca e con sette cuscini sotto 'l culo, perché lui istesse più erto e più comido.
      Il giovane, nell'albergo, doppo resto un po' a pensare, si rivolse al cane che gli era a cuccia a' su' piedi, e a un tratto gli dice:
      - To', Fido, corri su. Va' dalla figliola del Re, festeggia lei sola, e prima che comincino a mangiare butta all'eria la mensa, e scappa subbito e bada che nun ti chiappino.
      Il cane, che intendeva la parole del padrone, ubbidiente partì di corsa e saltò diviato in grembio alla Principessa, e lì a accarezzarla, e squattire, a leccarla nelle mane e nel viso. Lei lo ricognobbe e si rallegrava, e lisciandogli il groppone al cane gli chiedeva del su' libberatore: ma il ciabattino n'ebbe sospetto di tutti questi daddoli e voleva che in ugni mo' il cane fusse scacciato di sala.
      Deccoti che intanto si mette la zuppa in tavola; il cane allora addenta una cocca della tovaglia e giù, tira via con quella tutto l'apparecchio sul solaio, e rompe e guasta ugni cosa; e po' via a gambe per le scale, sicché nissuno lo potiede raggiungere e nemmanco vedere addove lui fusse andato.
      Figuratevi lo scompiglio e il trambustìo tra' convitati! Nun si pole raccontare il chiasso che ne seguì, tanto fu smenso.
      Passorno otto giorni e si viense al secondo banchetto.
      Il giovane disse al su' cane:
      - To', Fido, corri, e fa' come quell'altra volta.
      Quando la Principessa rivedde il cane, si mettiede a ridere dal contento: ma il ciabattino 'gli era pieno di temenza e di sospetto, e voleva assoluto che il cane fusse preso e scacciato via a son di busse; la Principessa invece lo difendeva con tutte le su' forze, e il ciabattino nun ebbe l'ardimento di contraddirla, abbeneché stesse di mal animo.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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