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      Antonio, ci si pole figurare, pencolava tra 'l sospetto e la maraviglia, e quando nentrò in un salotto, lì ci vedde un'altra scimmia, che pareva la caporiona del branco.
      A Antonio gli accennorno di mettersi a siedere, e la caporiona lo 'nvitò a giocare una partita alle carte; e accosì lui avendo accettato, giocò assieme con tre scimmie e la caporiona gli era dirimpetto.
      A una cert'ora, in verso la sera, soltanto co' gesti, gli domandorno se voleva cenare, e siccome Antonio della fame se la sentiva, disse addirittura di sì. Vanno dunque a cena, e a tavola servivano soltanto delle scimme, i convitati gli erano scimmie, insomma tutte scimmie in ugni logo del palazzo; sicché anco a letto in [83] cammera, dimolto ricca e comoda, ce lo menorno quegli animali, e lassatolo dientro, chiusano la bussola.
      A dire il vero, abbeneché Antonio nun fusse punto pauroso, nunistante 'gli era imbrogliato a bono di trovarsi in quel palazzo con tutte quelle bestie, e nun sapeva come sarebb'ita finire; in ugni mo', siccome si sentiva allaccato morto dal tanto camminare, si fece un animo, si spogliò e si mettiede a letto, e poi sarà quel che sarà; e in un mumento 'gli era di già addormito.
      Ma in sul più bello del su' sonno deccoti sente una voce che lo chiama: lui si sveglia, spalanca gli occhi e nun vede nissuno, perché il lume l'aveva spento.
      Allora bocia:
      - Chi è che mi chiama?
      Dice la voce:
      - Antonio, che sie' vienuto a far qui?
      E lui per filo e per segno racconta a quella voce tutt'i su' casi e la ragione, perché si trovava fora di casa.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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