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      - Mi lassi stare, mi lassi stare; nun voglio essere toccata. Mamma, mamma, corra qua!
      Scrama il Re, tra istupito e arrabbiato:
      - Oh! che lavoro è egli questo? Ch'avete rimutato pensieri in un mumento? Dianzi nun era così.
      Ma vedendo che quella nun si chetava, il Re si rivolse dall'altra parte e si riaddormentò.
      Doppo [103] un par d'ore si ridesta il Re e rideccotelo per abbracciar la sposa; e quella gli fa la medesima ficura, sicché il Re nun sapeva propio che si pensare, e nun volendo far del chiasso riattaccò un sonno.
      Alla prim'alba poi, il Re, aperti gli occhi, guarda la sposa e ti vede d'avere accanto quel brutto mostro, con un viso dispettoso e sconvolto da far paura.
      S'alza d'un tratto infurito:
      - Qui c'è un tradimento! - grida, e chiama perché vengano i su' cammerieri: quelli nentrano nella stanza e anco loro restan di sasso a quello spettacolo.
      Dice il Re:
      - Presto, attaccate i cavalli e via subbito a casa.
      Difatto in un mumento è pronta la carrozza, il Re ci sale dientro, e, senza dire addio a nissuno, ritorna diviato alla su' città.
      Quando la Regina sentette tutti que' rumori, corse alla cammera del Re e ci trovò la su' figliola sola. Gli domandò:
      - Che 'gli è successo?
      Dice la brutta:
      - Guà, il Re se n'è ito via. Che volete? I' v'ho chiamo tanto, perché lui mi toccava, e vo' nun m'avete risposto.
      Scrama la madre inviperita:
      - Figliola sguaiata e grulla! Bel lavoro che tu ha' fatto, doppo tante industrie per trovarti marito! E ora, per la tu' 'gnoranza, ci sarà anco da aspettarsi che il Re ci mova la guerra.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





Regina