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      Al termine de' nove mesi Bell'-e-fatta partorì un [105] bellissimo bambino, e il Re senza 'ndugio corse subbito in cammera di lei per fare le su' vendette, e cominciò daccapo co' rimproveri a sfogarsi che l'aveva 'ngannato e tradito.
      Bell'-e-fatta tutto raumiliata lo steva a sentire, e vedendolo tanto incattivito gli disse:
      - Maestà, lei pole fare di me quel che lei vole. Ma gli domando anco una grazia; che prima mi tienga al battesimo questo bambino, e poi m'ammazzi pure, che io son contenta di morire per le su' mane.
      Arrispose il Re:
      - Si faccia anco questo e poi tu me la pagherai.
      Il Re 'gli andiede via e le balie si messano attorno la creatura per vestirla ammodo, e quando fu bell'e accomidata, Bell'-e-fatta la pigliò 'n braccio e tra certe gale che aveva al collo gli ci rimpiattò, e nissuno se n'avvedde, i du' pomi d'oro che il Re gli diede, 'a regalo la notte del matrimonio in Portogallo; poi le balie portorno la creatura alla cappella.
      Dunque comincia la cirimonia, e il Re da compare tieneva il bambino in sulle braccia; e quando il prete fu per ugnerlo, una delle balie aperse la camicia del bambino e comparirno que' du' pomi d'oro che Bell'-e-fatta gli ci aveva messi dientro.
      A quella vista il Re gli parse di riconoscergli; subbito grida:
      - Fermi tutti; ché 'nnanzi di seguitar la cirimonia i' ho bisogno di schiarirmi d'una cosa.
      Lassa lì il bambino e corre in cammera di Bell'-e-fatta e gli dice:
      - Che è questo tradimento? Chi t'ha dato que' pomi d'oro?
      Arrisponde lei:
      - I' gli ho avuti in regalo da Sua Maestà


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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