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      A desinare dunque la Bellindia chiese il permesso al Mago di fare quel viaggio; e il Mago gli disse:
      - Va' pure, ma che dientro a otto giorni tu sia ritornata, insennonò tu mi ritroveresti bell'e morto. E questo gli è un anello che ti do, e quando la pietra gli s'intorbida vole dire ch'i' sto male. Allora corri subbito. Infrattanto piglia in nel palazzo quel che più ti garba di portare in regalo alla tu' sorella, e metti ugni cosa in un baule stasera a piè del letto. Ma arricordatene, veh! Tra otto giorni tu devi esser qui.
      Dice la Bellindia:
      - Nun dubitate, che tra otto giorni i' sarò ritorna.
      Dunque la Bellindia prese un baule e lo ripienò di vestiti di seta, di biancheria fine, di gioie e di quattrini, e lo mettiede a piè del letto, siccome il Mago gli aveva detto, e la mattina, quando la si svegliò, si trovò col baule e tutto a casa del babbo.
      Gli feciano una gran festa in sulle prime; ma quando le sorelle sentirno che lei era tanto contenta e ricca, e che nun gli [132] mancava nulla, l'astio le cominciò a rodere, e gli rinuscì anco di portargli via l'anello del Mago con la scusa di tienerlo un po' in dito.
      La Bellindia era mezza disperata, perché nun poteva vedere la pietra dell'anello, e arrivato il settimo giorno tanto piagnette e pregò, ché il su' babbo disse che le sorelle gli rendessan subbito l'anello; e lei a mala pena che l'ebbe 'n mano, s'avvedde che la pietra s'era dimolto intorbidata; sicché il giorno doppo, la mattina, volse partire a ugni mo', e il su' babbo la ricondusse al palazzo e ce la lassò al solito sola.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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