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      Ma nun si sentì ma' bene, perchene lei nun trovava nulla di bono da mangiare, e nun c'era versi che gli entrass'in bocca se no altro che prezzemolo. Ma sì! il prezzemolo dell'orto, ce ne fussi stato! 'gli era finito da un pezzo. E 'mperò la donna rimase insenza metter qualcosa nello stomaco da tre giorni 'n fila. Eran disperati lì per casa.
      Deccoti, comparisce un merciaio, di quelli che vanno con la pianera a zonzo per le campagne a vender ninnoli, spille, cotone alle massaie. Lui, a vedere que' dua mezzo allocchiti, dice:
      - Oh! ch'ate voi? Oh! che v'ène apparita la Versiera?
      Dice l'omo:
      - Eh! no. La mi' donna, poeraccia, 'gli ène pregna e nun pole mangiare che prezzemolo. Ma s'ène rifinito tutto quello dell'orto e 'n questi loghi nun se ne trova più; sicché lei da tre giorni 'gli è resta a denti asciutti.
      Dice 'l mercante:
      - Ve lo 'nsegno io addove del prezzemolo ci se ne trova a dovizia. A un cinque o se' miglia da qui un signore 'gli ha un orto tutto serrato con ugni ben di Dio dientro, e con tre prode di prezzemolo fitto e rigoglioso, che propio ène una meraviglia. Corrite là a bruzzolo, che del mangiare vo' n'arete a corbelli.
      [167] Il garzone nun intese a sordo, e la mattina, che il sole nun era nemmanco levo, pigliato un sacchetto con seco e un falciolo se n'andiede a ricercare l'orto, e cammina cammina ci arrivò; ma gli ci volse del bono a ripire su per il muro erto. Insomma, gli rinuscì d'entrarci.
      Nell'orto nun c'era anima viva, e il garzone lesto lesto segò mezza una proda di prezzemolo, n'empiette il su' sacchetto e via! a corsa a portarlo alla su' donna, che contentona e' n'ebbe da sfamarsi per una settimana, ficuratevi!


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





Versiera Dio