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      Ora, siccome Menichino aveva per costume di fare visita a degli amichi in una villa fora delle porte di Milano, il su' fratello ascheroso delibberò d'ammazzarlo per istrada, e per questo si metté d'accordo con du' birbaccioni di sicari, perché loro gli facessano il tiro.
      Dissan quelli:
      - E quanto si guadagna?
      - I' vi regalerò cento zecchini a cose finite, - gli arrispose il fratel maggiore: - posteggiatelo al passo quando lui arritorna di notte, ché il colpo 'gli è più che sicuro. E acqua 'n bocca.
      E difatto un bel giorno Menichino disse che andeva a pranzo da' su' amichi 'n campagna; prendette con seco la verga fatata e montato a cavallo si partì da casa, e a male brighe che si trovò oltre la porta della città, con la verga picchia in terra e la voce disse:
      - Comandi!
      - Comando che 'l mi' cavallo corra quanto 'l pensiero, - e subbito quanto 'l pensiero corse l'animale, e in un battibaleno deccotelo a piè dello scalone della villa.
      Lì dunque fece il su' pranzo con grand'allegria, e doppo mangiato, per ispassarsi, scese a spasseggiare dientro al giardino, quando a una svoltata d'un viale gli si presentò dinanzi una Vecchia grinzosa e deforme, sicché Menichino n'ebbe quasimente paura.
      Dice la Vecchia:
      - Oh! che nun mi ricognosci?
      - Io no davvero. Nun m'arricordo d'avervi ma' vista, - arrispose Menichino.
      Dice la Vecchia:
      - Eppure i' son quella che te scontrasti la prima volta che nuscisti da casa tua e che ti regalò il cane per trovare lo 'ndovinello.
      - Oh! - scrama Menichino: - 'gli è passo tanto tempo da quel giorno, che vo' mi compatirete se subbito non v'ho ricognosciuto.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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