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      Le ragazze gli eran tre, insenza mamma né babbo, e campavano la vita con il su' lavoro.
      La maggiore dunque diceva:
      - S'i' potessi aver per isposo il fornaio del Re, i' fare' pane in un giorno solo quanto ne mangia la Corte in un anno. Mi garba tanto quel giovanotto!
      Doppo di lei disse la mezzana:
      - E i' vorre' per isposo il vinaio del Re, che mi va a genio, e con un bicchier di vino vorre' 'mbriacare tutta la Corte.
      Ma la più piccina, che 'gli era anco la più bella, disse:
      - Io poi vorrei per isposo il Re medesimo; e se lui mi pigliassi, gli vorre' fare a un parto du' bambini con una collana d'oro al collo e una bambina con una stella in sulla testa.
      Quando il servitore fu ritorno al palazzo, in quel mentre che lui vestiva il Re, gli raccontò i ragionari di quelle tre ragazze, e il Re incuriosito a bono gli disse al servitore:
      - Vammi a chiama subbito la maggiore, che la voglio vedere.
      A male brighe che la maggiore 'gli ebbe quell'ambasciata tutte e tre le sorelle si sturborno, perché avevano una gran [196] paura per via del discorso fatto dalla più piccina; ma bisognò ubbidire al Re, perché lui è quello che comanda.
      Arriva che fu alla presenzia del Re, lui volse da lei risapere che discorsi lei aveva fatto; e nun gli valse il prutesto che eran parole di chiassata, perché Sua Maestà s'incaponì di risentirle in ugni mo' dalla su' propria bocca della ragazza, sicché la ragazza gliele disse.
      - Nun c'è nulla di male, - disse il Re.
      - Si chiami 'l fornaio e sarà subbito vostro sposo.
      E fece davvero accosì.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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