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      Allora lui chiamò d'attorno il su' lettuccio i ragazzi e la sorella, e gli fece un bel discorso: che stessin d'accordo e si volessin bene, e che i fratelli aessano a difendere ugni sempre la su' sorella, e che forse, abbeneché poeri a quel mo', potevan col tempo diventar ricchi e arritrovare i su' genitori; e alla ragazza gli regalò una bacchetta fatata che a picchiarla per le terre compariva tutto quello che uno voleva. Doppo rendette l'anima a Dio l'Eremita.
      A mala pena che l'Eremita fu spirato, con pianti e lamenti que' tre gli dettano sepoltura, e poi pensorno al modo di sortire da quell'isola, e con la bacchetta fatata la ragazza comandò che tutti fussan portati in nel Regno vicino. E quando si trovorno in terra, loro camminavan insenza sapere che strada era quella, e a buio deccoteli tutti e tre in mezzo a un bosco, con una fame che propio nun ne potevan più.
      Dice il maggiore:
      - Qui bisogna fermarsi. Sorellina, via! con la tu' bacchetta fa' comparire qualcosa di bono
      - Volenchieri! - disse lei. - I' farò comparire un bel palazzo tutt'ammannito per darci albergo e con una cena imbandita in sulla tavola.
      E pigliata la bacchetta, in un lampaneggio subbito appare il palazzo, ma ricco con tanti lumi, e la cena in sulla tavola; sicché loro nun feciano altro che rientrar dientro e mettersi giù a sedere per mangiare. A farla corta, que' tre se ne stevan lì come 'n casa sua, e i ragazzi sortivan fora tutte le mattine a cacciare, e la ragazza tieneva il quartieri ravviato, oppuramente leggeva o cuciva, secondo come più gli garbava.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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